Studio della fondazione Ruderman: come l’auto senza pilota può migliorare la vita dei disabili

Uno studio della Ruderman rivela che le auto senza pilota potrebbero aprire 2 milioni di opportunità di lavoro per le persone con disabilità

Le auto senza pilota sono diventate ormai un argomento nelle conversazioni. Se ne sente parlare alla radio, se ne leggono articoli sui giornali e si possono vedere in TV non solo nei film di fantascienza. Ora che questa tecnologia diventa disponibile per tutti, è importante riconoscere ciò che possiamo o non possiamo definire auto driverless in senso stretto. Mentre molte auto hanno a bordo funzionalità di guida senza pilota, il giorno in cui le auto arriveranno a prenderci all’areoporto da sole è ancora piuttosto lontano. Comunque, anche avendo diversa tecnologia sulle strade, al momento anche la più sofisticata auto senza pilota si fermerà dietro al camino parcheggiato sulla carreggiata finchè il pilota umano non gli darà indicazione di girargli attorno.

Ma nonostante il fatto che il livello della tecnologia non è ancora maturo per veicoli completamente autonomi, i progressi che stiamo vedendo sono sufficienti per poter intavolare un dialogo necessario sulla futura implementazione di questa tecnologia, una volta che verrà completamente sviluppata. La nostra civiltà si basa sui mezzi di trasporto e sarebbe miope non pensare a come verrà modificata la vita di tutti i giorni con l’avvento della guida autonoma. Studiandone le implicazioni sulla vita reale, è ragionevole cominciare con quei segmenti della popolazione che sarebbero maggiormente influenzate  ed agevolate dall’avvento di questa tecnologia: le persone con disabilità.

La Fondazione Famiglia Ruderman e la Future Energy Securing America (SAFE) hanno unito gli sforzi per produrre un white paper sulle tecnologie di guida automatica ed il loro impatto sulle persone con disabilità. Negli Stati Uniti più di 57 milioni di persone hanno una disabilità, circa una ogni cinque persone. Una recente indagine del governo americano sui trasporti ha indicato che sei milioni di persone con disabilità hanno difficoltà ad accede alla mobilità di cui hanno bisogno.

Il trasporto è un supporto chiave dell’umanità, che consente alle persone di adempiere alle loro responsabilità civili e permette di godere dei propri diritti. Quando la disabilità impone dei limiti al trasporto, la propria disabilità può portare a una riduzione delle opportunità economiche, ad un isolamento che aggrava le condizioni mediche o porta alla depressione, e ad una diminuzione della qualità della vita.

Attenuare gli ostacoli connessi ai trasporti per le persone con disabilità dovrebbe consentire nuove opportunità di lavoro per circa 2 milioni di persone, e di risparmiare 19 miliardi di dollari ogni anno in spese sanitarie (come ad esempio mancati appuntamenti dal medico ecc.). Questo rientra nel contesto dei vantaggi più ampie attesi veicoli autonomi: 1.300 miliardi di dollari riparmiato indotti dai guadagni in termini di produttività, dei costi del carburante, della prevenzione degli incidenti, per fare alcuni esempi.

Negli stati uniti, la legislazione sui veicoli autonomi è in discussione, ma viene dato poco risalto all’utilizzo di questa tecnologia per servire le persone con disabilità. Si rende quindi necessario, per la comunità dei disabili, di trovare una forma di organizzazione e di studio su queste tecnologie per migliorare  l’incisività dei propri propri sforzi al fine di ottenere il meglio per i propri interessi.

 

 

 

Fonte: http://www.rudermanfoundation.org/blog/article/the-ruderman-white-paper-self-driving-cars-the-impact-on-people-with-disabilities

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