La guida autonoma in Italia: Intervista a Paolo Burgio

Paolo Burgio

Anche nel bel paese si intraprende la strada verso la guida autonoma. In questo settore spicca sicuramente il progetto MASA ( Modena Automotive Smart Area ), volto a costituire il primo laboratorio di guida autonoma a livello nazionale, frutto di una stretta sinergia fra: Comune di Modena, Università di Modena e Reggio Emilia e Maserati, la storica casa automobilistica del gruppo FCA (Fiat per intenderci).

Abbiamo l’opportunità di farci raccontare quel che succede a Modena grazie a Paolo Burgio, ingegnere e assegnista di ricerca all’Unimore, che segue da vicino questo progetto.

Paolo Burgio, ravennate classe 1981, è un ingegnere informatico e ha conseguito un dottorato di ricerca in ingegneria elettronica, congiuntamente fra l’Università di Bologna e Université de Bretagne-Sud (Francia) nel 2013. Da allora ha fatto “rientro alla base” e ha fondato insieme al prof. Marko Bertogna il laboratorio High-Performance Real-Time lab (HiPeRT – http://hipert.unimore.it/ ) che si occupa di ricerca avanzata nei campi dei sistemi automotive, avionics e industria 4.0, oltre che di didattica all’UNIMORE.

Buongiorno ingegnere, che ruolo ricopre all’Università di Modena e Reggio Emilia e quali sono i risultati raggiunti dal suo gruppo di lavoro?

Sono un assegnista di ricerca, come ricercatore senior presso HiPeRT lab. Attualmente, siamo pesantemente al lavoro sui sistemi automotive. Per quanto riguarda le attività legate a me, ci siamo prefissati di avere un veicolo completamente autonomo indicativamente entro il 2018/19. Tuttavia il gruppo è attivo in diversi progetti legati all’industria 4.0 e all’intelligenza artificiale in maniera “trasversale” ai diversi domini applicativi. Ma facciamo veramente tantissime cose… la invito a venirci a trovare per avere una panoramica completa!

Come si chiama, com’è nato il vostro progetto di sperimentazione della guida autonoma e quali sono state le difficoltà che avete incontrato nella sua realizzazione. Inoltre, utilizzate software libero nelle vostra attività?

La vettura autonoma e i prototipi in scala che abbiamo realizzato, in realtà, sono una piattaforma tecnologica “condivisa” da diversi progetti, sia finanziati dall’Unione europea, che da varie industrie. Il principale è sicuramente Hercules, del programma H2020, da cui è nato tutto (http://hercules2020.eu/). Hercules è nato nel 2015, e rappresenta metaforicamente l’incontro fra i campi di ricerca di Bertogna e mio, ovvero i sistemi real-time e le architetture dei computer di nuova generazione. L’autonomous driving è uno dei casi d’uso/dimostratori del progetto, tanto che inizialmente avrebbe dovuto partecipare anche il prof. Broggi di Parma, il pioniere della guida autonomia in italia. Purtroppo poi non se n’è fatto più nulla e le nostre strade si sono separate.

Hercules si prefigge di costruire una piattaforma software unica per sistemi “critici” come automobili autonome, aerei o industria 4.0, utilizzando il più possibile componenti hardware esistenti (quindi senza dover passare per gli elevati tempi e costi di realizzazione di una scheda HW) e software open-source. Per quanto riguarda l’ultimo aspetto, è capitato ovviamente di dover usare software proprietario, ma stiamo spingendo moltissimo perché tutta la tecnologia realizzata sia rilasciata e utilizzabile liberamente. In particolare, utilizziamo principalmente sistemi operativi open-source come la GNU/Linux Ubuntu e Erika enterprise (http://erika.tuxfamily.org/drupal/ ), ovviamente con qualche modifica (patch) fatta dai partner di progetto.

Le difficoltà incontrate sono state e sono tuttora molteplici, perché costruire un oggetto complesso come un’automobile autonoma richiede conoscenze non solo di meccanica, informatica o elettronica, ma anche di teoria dei controlli, di computer vision, e di intelligenza artificiale… quindi il gruppo di ricerca dev’essere un po’ variegato! In particolare, poi, non essendo nessuno di noi un meccanico/elettronico di formazione, abbiamo avuto difficoltà iniziali a “mettere le mani” sulla vettura per fare alcune piccole modifiche necessarie per predisporla alla guida autonoma. Va detto che le vetture di alta fascia sono più facili da maneggiare da quel punto di vista: ad esempio, danno la possibilità di comandare lo sterzo mandando dei segnali elettrici alle centraline, senza dover installare motorini o altri attuatori (il cosiddetto drive-by-wire). In ogni caso, abbiamo anche progetti collaterali in tale direzione.

Come funzionano e quali sono i punti critici nella produzione veicoli autonomi? Ci saranno grosse novità in questo campo nel prossimo futuro?

Personalmente credo che tutte le problematiche di tipo tecnico e ad esempio di costi verranno superate nei prossimi 10-15 anni. Si tenga presente che sarà un processo graduale, nessuno si risveglierà un giorno con le strade piene di supercar. Le novità verranno introdotte gradualmente, e si distinguono sei livelli di ADAS, ad “autonomia” crescente (https://en.wikipedia.org/wiki/Autonomous_car#Levels_of_driving_automation ); oggi è già possibile trovare in strada dei livelli 1-2, grazie ai dispositivi intelligenti di frenata, all’adaptive cruise control o alla sterzata automatica quando l’automobile esce dalle linee di corsia. Le innovazioni più interessanti, a mio parere, verranno soprattutto dalla possibilità per l’auto di dialogare con l’infrastruttura circostante, ad esempio nelle cosiddette smart city del futuro. Da quel punto di vista,  Modena si sta dimostrando all’avanguardia grazie al progetto Automotive Smart Area (http://www.automotivesmartarea.it/ ), in cui siamo coinvolti grazie al progetto europeo H2020 Class.

La principale domanda da porsi è: la nostra società è pronta a interagire con le auto di guida autonoma? Ad esempio, abbiamo fatto vedere a dei colleghi alcuni video stradali presi da certe città “problematiche” dal punto di vista del traffico e siamo tutti concordi nel ritenere che un veicolo autonomo sarebbe parecchio in difficoltà a prendere delle decisioni in maniera sicura in tali ambienti. Nel 90% dei casi, sceglierebbe di non muoversi per niente.

Conoscendo le problematiche dovute all’interazione dell’intelligenza artificiale col mondo esterno, secondo lei, l’attuale infrastruttura stradale italiana è già pronta a questa svolta epocale o andrà potenziata?. Se sì, in che modo?

Tanto per cominciare, devo correggerla leggermente: guida autonoma non significa per forza intelligenza artificiale, né ovviamente viceversa. Per quanto riguarda la visione artificiale, ad esempio, facciamo sì uso di reti neurali, ma non tutto il software di guida è AI-based. Fatta questa doverosa precisazione, direi che la guida in autostrada è abbastanza “tranquilla” rispetto alla guida, ad esempio, in ambiente urbano. Non a caso, i sistemi ADAS a livello 1-2-3 sono e saranno implementati per funzionalità principalmente sfruttabili in autostrada, come l’adaptive cruise control. Come dicevo prima, i problemi forse sono più legati alla interazione con le altre vetture a guida manuale. Un primo intervento che si potrebbe fare, e non lo reputo a costo troppo elevato, è promuovere le corsie per soli mezzi autonomi, magari per i mezzi pesanti come i tir, che tecnologicamente sono più avanti rispetto alle “normali” vetture.

Si può ipotizzare un passaggio graduale all’auto a guida automatica con l’adattamento dell’attuale parco macchine attraverso meccanismi come l’automa IVO, un robot sviluppato in Israele che permette di rendere autonomo qualsiasi veicolo agendo sui comandi come un umano oppure si dovrà necessariamente “rottamare” i veicoli in circolazione? Secondo lei, una persona che ama guidare, perderebbe il gusto di stare al volante con una macchina a guida autonoma?

Rispondo prima alla seconda domanda: a me piace guidare e non vorrei mai che me ne fosse tolta del tutto la possibilità. Va da sé che in certe circostanze non vedo una gran perdita del “gusto” alla guida. Ad esempio, io vivo a Bologna e vengo a Modena quasi tutti i giorni per lavorare: le garantisco che con la guida autonoma potrei sfruttare quelle due ore che perdo ogni giorno al volante per fare altro, o anche solo per evitare lo stress del traffico. In quel caso, giuro che sarei ben felice di fare cambio!

Per quanto riguarda la prima domanda, sicuramente i modelli di automobile pronti ad essere automatizzati non sono tanti, ma la tecnologia necessaria (come il già citato drive-by-wire) verrà introdotta gradualmente quando ce ne sarà la necessità (leggasi: il mercato). Quindi non sarà per forza necessario rottamare i veicoli in circolazione, ma si potrà potenzialmente lavorare con interventi e servizi after market. Noi stessi stiamo lavorando per poter automatizzare rapidamente un veicolo introducendo la nostra centralina e alcune piccole modifiche.


Come prevede che cambierà il mercato dell’auto? C’è chi ipotizza che le auto autonome porteranno ad una rivoluzione del concetto dell’auto, verranno consolidati concetti come il car-sharing ed il car-pooling eliminando, di fatto, il concetto di proprietario della macchina,  Lei cosa ne pensa?

Sono totalmente d’accordo, anche se non credo che l’automobile di proprietà sparirà totalmente, soprattutto per i mercati di alta fascia o almeno non nel breve periodo (e qui torniamo al discorso “piacere di guidare”, per cui ci sarà sempre un mercato).

Ciò nonostante, sicuramente ci sposteremo verso un modello di autovettura non più come proprietà, ma come servizio, con evidenti vantaggi economici per gli utilizzatori, ma anche con vantaggi per l’ambiente grazie alla riduzione dell’inquinamento. Uber è stato il primo esempio di fornitore di “auto come servizio” che ha abbracciato la guida autonoma. Inoltre, siccome l’automobile sarà sempre più connessa all’infrastruttura cittadina e a internet, vedo anche parecchie possibilità per gli stessi comuni o per le società autostradali. E perché non potrebbe, ad esempio, Trenitalia, fornire un servizio di vetture autonome che ti portano in stazione in tempo per prendere il treno?


Gli investimenti in questo campo da parte delle case costruttrici sono ingenti. Ammesso che tutte loro non stiano prendendo un abbaglio, tra quanti anni saranno pronte per il mercato di massa le auto senza pilota? Saranno realmente più sicure delle auto guidate dagli esseri umani?


Nell’ambiente si sente parlare di 2025/2030 come data per il livello 5 di automazione, ma ripeto, dipende molto da quanto la società sarà pronta: non parlo solamente del naturale rigetto per la tecnologia che viene quando si sentono notizie delle morti dei piloti-tester della guida autonoma, ma anche di implicazioni giuridiche (chi è responsabile?) che si riflettono principalmente nel mondo delle assicurazioni. Da quel punto di vista, l’adozione delle scatole nere anche sulle automobili può essere visto come un passo avanti significativo.

Per quanto riguarda la sicurezza, sicuramente ci sarà un riduzione degli incidenti, ma si aprono anche delle problematiche etiche (si veda il dilemma del carrello). Ripeto, anche qui è un problema di come la società accetterà questa tecnologia.


Dando credito agli esperti, il futuro della mobilità che ci aspetta sarà fatto da veicoli autonomi ed elettrici, quindi più silenziosi degli attuali, e che dovranno transitare anche in prossimità degli umani. Quali dovranno essere le strategie da mettere in campo da parte dell’industria automobilistica per preparare il mondo dei pedoni all’avvento delle auto senza pilota? Dovranno imitare il rumore del motore, o,  che lei sappia, ci sono altri stratagemmi allo studio da parte degli esperti nel settore?

Sinceramente, qui ammetto l’ignoranza. Non ho idea di “come” i carmakers affronteranno il problema, anche se è evidente che qualcosa andrà fatto. Se lo dovessi fare io, ad oggi lo risolverei semplicemente facendo sì che la vettura emettesse una qualche forma di rumore, visto che ormai ci siamo abituati a quello. In futuro, penso al fatto che vivremo in città connesse e al fatto che avremo comunque sempre uno smartphone in tasca, che potrà ricevere segnalazioni di allarme. Si tenga presente che anche dal lato-veicolo si stanno facendo progressi. Io stesso sono impegnato su un altro dei progetti che citavo (ECSEL Prystine) in cui uno degli obiettivi è proprio l’individuazione da parte del veicolo di situazioni pericolose legate a pedoni, biciclette e animali (i cosiddetti vulnerable road users, VRU) e la messa in opera di contromisure come frenate e manovre di emergenza automatiche. Sicuro è che guida autonoma ed elettrificazione del veicolo (e riduzione del rumore), seppure teoricamente siano tecnologie distinte e divise, procedono di pari passo.

Che impatto avrà l’arrivo delle auto senza pilota dal punto di vista legislativo? L’attuale impianto normativo rischia di ostacolare l’adozione della guida automatica? Avete avuto difficoltà nei vostri progetti in questo senso?

La legislazione andrà sicuramente rivista ed estesa, ma questo processo è già in atto. Si pensi al decreto smart road, che il Ministero Infrastrutture e Trasporti ha emesso qualche mese va. Noi stessi stiamo partendo adesso con un progetto congiunto che copre queste tematiche, insieme ai colleghi giuristi di UNIMORE.


Ed ora una domanda personale. Immaginiamo che lei sia salito su un’auto a guida autonoma. Pensando di dover affrontare un lungo viaggio con un’auto senza pilota, riuscirebbe a rilassarsi ed eventualmente a dormire sonni tranquilli a bordo?

Se si parla di livello 5 (totale automazione), allo stato attuale della tecnologia, sono tutti prototipi… quindi ovviamente ad oggi direi di no. Fra 10-15 anni, invece penso che si riuscirà a dare un’esperienza di guida tranquilla e sicura ai passeggeri, quindi sì. Per quanto riguarda invece l’automazione parziale, ad esempio l’adaptive cruise control, non ho problemi ad usarla anche oggi, anche se è importante ricordare che anche in tali casi, è proibito al guidatore/passeggero di distrarsi dalla guida. Molte delle morti dei piloti-tester sembra siano da imputare a questo, e sono in corso diverse battaglie legali, in seguito a ciò.

Per il resto, quando andiamo ad esempio in autodromo o nelle zone “protette” per fare dei test anche legati all’autonomia totale, sono totalmente rilassato quando salgo a bordo, ma generalmente troppo impegnato per potermi addormentare!

Ringraziamo sentitamente Paolo Burgio per averci concesso quest’intervista e raccogliamo il suo invito ad andarlo a trovare al più presto!

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